I Colori del Delta

Itinerario 1 – Isola della Donzella

ISOLA DELLA DONZELLA

Itinierario 1 – Km 43:
Ca’ Tiepolo – Ca’ Vendramin – Polesinello – Oca Marina – S. Giulia – Cassella – Biotopo Val Bonello – Ca’ Mello – Ca’ Tiepolo
Si consiglia di effettuare il percorso in senso antiorario

Dall’ufficio turistico della Pro Loco a Ca’ Tiepolo, si sale sulla sommità arginale del Po di Venezia proseguendo a sinistra. Si risale il fiume fino alla biforcazione di un suo ramo: il Po di Gnocca (o della Donzella) che accompagnerà il visitatore nella prima parte del viaggio.
Dall’argine del Po di Venezia si vede alla sinistra un ponte che attraversa il Po di Gnocca e che collega l’isola della Donzella (Porto Tolle) con l’isola di Ariano.
Si scende dall’argine, si attraversa il ponte e alla fine della rampa di discesa (*), seguendo le indicazioni per Oca e Gorino, si imbocca la strada che sottopassa il ponte appena percorso. Circa 400 metri dopo il ponte è consigliata una breve deviazione a destra per osservare la corte di Ca’ Vendramin. E’ un vasto complesso rurale, ormai disabitato, costituito dalla casa padronale, magazzini, stalle e di una grande aia. Fino agli anni ’60 nel borgo e circondario abitavano circa 1.000 persone.
Ritornando sull’argine e proseguendo verso destra si trova la località “Pisana”, così denominata poiché da Pisa proveniva la governante della famiglia Vendramin, a cui donarono dei terreni. Si sale sull’argine incontrando poco oltre la corte Papadopoli con il relativo palazzo padronale e con la grande aia in cotto ben conservata. Da questo punto e fino al ponte in chiatte di S. Giulia il percorso si svolge interamente sulla sommità arginale e il visitatore sarà accompagnato da un silenzio assordante, spezzato solo dal fruscio del vento e dai rumori della fauna selvatica che regna incontrastata nelle “Golene” naturali o coltivate a pioppeto che, per molti tratti, separano l’argine dall’alveo del fiume. In località Polesinello un grazioso oratorio di fine ‘800 è rivolto verso il fiume, come tutti gli edifici principali di Oca Marina, il paese principale della parte sud dell’isola di Ariano. Ciò è testimonianza del fatto che, sino alla metà degli anni ’50, prima della riforma agraria, il fiume rimaneva la principale via di comunicazione per chi viveva in quei luoghi. Proseguendo sulla sommità arginale, si nota il bel palazzo padronale di Ca’ Lattis, e dopo aver dato uno sguardo all’omonimo impianto idrovoro, ormai dismesso per un vasto riassetto dell’intero sistema di bonifica, si arriva al ponte galleggiante che collega Gorino Sullam (Taglio di Po) a Santa Giulia (Porto Tolle). Attraversato il ponte in barche (inizio 1v1) si prosegue a sinistra in direzione Ca’ Tiepolo percorrendo un tratto (Km 3,5) di strada provinciale fino alla località Cassella, dove si svolta a destra seguendo le indicazioni per la Sacca di Scardovari.
Dopo aver attraversato una piccola pineta con possibilità di sosta per un pic-nic, si arriva all’argine della sacca di Scardovari. Da qui il panorama cambia radicalmente e il paesaggio agrario lascia il posto all’ambiente marino. Ai vostri occhi si aprirà un favoloso panorama costituito da uno specchio d’acqua salato, caratterizzato dalla presenza di capanni in legno di pescatori pressoché tutti uguali, posati su palificazioni e collegati all’arginatura da passerelle. La superficie della sacca è punteggiata da file simmetriche di pali che sorreggono funi a cui sono appese altre funi: sono gli allevamenti di “Peoci” (Cozze), i prelibati mitili che finiscono quotidianamente sui mercati italiani ed esteri, un’attività a cui si dedica larga parte della popolazione. Proseguendo a sinistra, dopo pochi metri si noterà un’idrovora che scarica l’acqua del canale Scovetta (un vecchio ramo del Po) e, subito dopo, il Biotopo Val Bonello, unica testimonianza di 7 valli da pesca rimasta dopo le bonifiche degli anni ’70, che attualmente viene utilizzata per la sperimentazione e ricerca di nuove tecniche di allevamento ittico. Avanzando sull’argine si giungerà in breve a Marina 70, il luogo dove il 5 novembre 1966, a seguito di una forte mareggiata, l’Adriatico ruppe le deboli arginature invadendo prima le valli retrostanti e poi la quasi totalità dell’isola della Donzella. Più avanti l’Oasi di Ca’ Mello, parte terminale dell’omonimo ramo del Po ormai scomparso, dove si può visitare l’ambiente vallivo anche accompagnati da una guida; continuando lungo l’argine si osserva nella campagna i resti del “casone” di valle Boccara, si giunge ad un bivio con una strada che sovrasta un argine che taglia la campagna (inizio 1v2). Imboccando questa strada e seguendo le indicazioni per Ca’ Tiepolo e scendendo subito dopo a sinistra nella campagna si arriva alla casa di ponte Colpi. Proseguendo a destra si giunge a Ca’ Mello: nel piccolo borgo, oltre alla chiesa ed agli altri edifici dei vari servizi per la popolazione, costruiti sempre con la bonifica, si trova un’idrovora degli anni ’40 ed un edificio squadrato che serviva a depurare l’acqua per la frazione. Si ritorna a Ca’ Tiepolo percorrendo la strada che, un tempo, seguiva il corso di uno degli effluenti del Po (ramo Camello) “intestati”, cioè chiusi, all’epoca della Serenissima nel tentativo di strappare al mare un territorio allora paludoso.

(*)A circa 1 km proseguendo sulla strada si raggiunge un complesso edilizio ben visibile per un’alta ciminiera che si staglia nel cielo: si tratta di manufatti risalenti ai primi del ‘900, in origine realizzati come impianto idrovoro ed ora, opportunamente restaurato, divenuto sede del Museo Regionale della Bonifica. La visita al museo è un tuffo nel passato recente, una testimonianza di quanto importante sia stata l’attività dell’uomo per la formazione di questo territorio.


Variante 1 (1v1) – Km 11:

S. Giulia – Foci Po di Gnocca – Biotopo Val Bonello.

Attraversato il ponte di barche di S. Giulia, si gira a destra e si prosegue verso la foce del Po. Santa Giulia, già Polesine dei Sospiri, è un piccolo villaggio di pescatori che ha assunto l’attuale configurazione con la riforma agraria degli anni ’50.
Verso la foce si notano dei piccoli piloni emergere dal fiume: si tratta di manufatti che sorreggono delle paratie mobili, che si innalzano quando il fiume è in magra, per impedire la risalita di acqua salata, dannosa per l’irrigazione delle campagne. Quando la strada gira decisamente a sinistra, finisce l’argine del fiume ed inizia quello di difesa a mare; di fronte si vede un magazzino di riso in mezzo all’acqua. Qui il Po di Gnocca si divide prima del mare, dando vita all’Isola del Bacucco, una riserva naturale: i luoghi sono incantevoli, caratterizzati da immensi canneti, solcati da piccoli canali (paradei) accessibili solo con piccole barche o canoe, che di tanto in tanto si allargano formando laghetti che sono rifugio per anatidi ed altri uccelli. Molto facile vedere volteggiare sui canneti falchi ed aironi rossi.
Proseguendo sull’argine della sacca si nota un edificio abbandonato semisommerso, apparentemente costruito in acqua. E’ quel che rimane del centro dell’azienda Botonera, al tempo esistente alle foci del Po del Canestro, che collegava il Po di Gnocca con la sacca. Erano luoghi un tempo bonificati e coltivati e oggi riconsegnati all’Adriatico a causa del “bradisismo” provocato dalle estrazioni di acque metanifere, attività che ha interessato l’intero basso Polesine fino ai primi anni ’60. Oltrepassata l’idrovora Paltanara, si ritorna all’itinerario base, all’idrovora Scovetta.


 

Variante 2 (1v2) – Km 20:

Barricata – Bonelli – Scardovari.

Proseguendo lungo l’argine della sacca si giunge al bivio per Scardovari: sulla sinistra si noterà lo stabulario, moderno impianto del Consorzio Cooperative del Polesine per la decantazione dei mitili che, prima di essere avviati ai mercati, sono depurati e sottoposti ai controlli igienico – sanitari. Di fronte allo stabulario, in sacca, una consistente piattaforma con relativi nastri trasportatori dove i pescatori conferiscono i mitili. Da questo punto in poi la sacca è costellata da numerosi capanni costruiti dai pescatori come base operativa per tutte le loro attività. La campagna circostante è costituita prevalentemente da risaie, dove si produce un ottimo riso certificato IGP, oltre alle tradizionali colture. Arrivati all’estremità della sacca, in località Barricata, alla foce del Po di Tolle, una lingua di sabbia si diparte dall’argine per creare uno stagno dove è possibile ammirare varie specie di uccelli, seguendo un percorso attrezzato. Qui c’è un villaggio turistico, una darsena per la nautica da diporto e la pesca d’altura e, dalla primavera all’autunno, la presenza di un ponte di barche permette di attraversare il fiume e di accedere alla spiaggia omonima.
Si sconsiglia di percorrere la S.P. che collega Barricata a Scardovari, rimanendo sull’argine del Po. E’ un percorso sterrato che consente di ammirare la laguna, il fiume, i resti dell’azienda agricola Daccò abbandonata dopo l’alluvione del 1957, Bonelli, lo stacco del ramo del Bastimento, resti di pozzi per l’estrazione del metano. Arrivati al porto peschereccio di Scardovari si scende in paese attraversandolo parzialmente e, poco oltre la piazza della chiesa, si gira a sinistra per via della sacca, riguadagnando la stessa all’altezza dello stabulario e ricongiungendosi all’itinerario base nei pressi del “casone” di valle Boccara.

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